GASTRO

Il festival storico di Parenzo ha anche la sua storia gastronomica. In collaborazione con la Scuola turistico – alberghiera Anton Štifanić è stato creato un menu con i piatti tipici che erano serviti sui tavoli parentini tre secoli fa. Siccome nel Museo di Parenzo non si sono conservati documenti con le ricette dell’epoca, per creare il menu sono state consultate le liste dei commercianti con gli elenchi dei prodotti dell’epoca, nonché gli inventari degli utensili da cucina, mentre come valido aiuto ci si e serviti del ricettario veneziano.

Oggi sappiamo che alla base della cucina dell’epoca cerano i cereali, e negli elenchi vengono nominati l’orzo, il farro, la segale, il miglio, il sorgo, l’avena. Tra i legumi si sa che venivano utilizzati i fagioli rossi, le lenticchie e i ceci, mentre per quanto riguarda la verdura verde il cavolo e il finocchio. Ovviamente il pesce non poteva mancare sulle tavole dei parentini. Tra le carni veniva consumata prevalentemente quella di maiale, agnello, manzo e pollo, mentre tra i formaggi quello di pecora, capra e mucca. Dopo uno studio molto approfondito e in base a vari consigli è stato creato il menu della Giostra il quale offriva il formaggio di pecora, il prosciutto e la ricotta, l’insalata di acciughe salate e baccalà, le sardelle in umido, la pasta con le sardelle salate e la verdura, l’orzo con il manzo, le trippe con il formaggio grattugiato, la pasta con la carne di pollo, la pasta con la carne secca, l’agnello in padella con le fave o le lenticchie, e come dessert le frittule o le crostole. La particolarità di questi piatti è che non contengono il pomodoro, il mais e la patata, tutte verdure che provengono dal continente americano e che nel XVIII secolo non erano ancora d’uso comune. Per questo motivo il ragù e la trippa sono preparati “in bianco” e di solito col lardo o con l’olio d’oliva, le uniche fonti di grasso presenti all’epoca. Al menu Giostra è stata aggiunta una carta dei vini storici che comprende solo i vini che sono citati nelle fonti d’archivio. Le fonti citano solo tre varietà di viti che venivano coltivate in quest’area, e precisamente la malvasia, il terrano e il moscato.

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